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Coltelli affilati come piume – dissing adolescenziale

Un pensiero scorre tra queste poche righe, una fugace riflessione sugli adolescenti e giovani adulti a me cari, quelli che vengono chiamati generazione Z, figlia della generazione X o peggio (secondo loro) della generazione baby boomer… Un salto quantico tra chi suonava il campanello guidando il CIAO e chi spara un WApp in piedi su un monopattino elettrico. Creare un dialogo tra questi due mondi sembra davvero una missione titanica, una sfida che la psicoterapia desidera accogliere.

  • Dissing
  • Parole come coltelli
  • Lame per ferirsi
  • Lenire il dolore per non urlarlo
  • Urlarlo per non soffocarlo

Il corpo, la pelle usata come tela, l’autolesionismo che prende nuove ed oscure forme come il cutting, il burning, il branding. Il lavoro dello psicoterapeuta tenta di dialogare con questa sofferenza, questa angoscia insostenibile e spesso vi riesce non solo per la professionalità e la competenza ma soprattutto perché, quando un ragazzo chiede aiuto o esprime un dolore, ha deciso di essere salvato.

Perfetto Marracash in Nemesi “come se il passato non fosse presente/ come se quel lato non mi appartenesse/ dire sono instabile è più facile/ fuori sono così come Antartide, se mi sciolgo, piango finché son tutte lacrime”, mette in musica l’animo di questi nostri ragazzi e mi aiuta ad entrare nel loro mondo fatto di trap e rap per noi adulti altrimenti indigeribile.

Non si distingue più il cigno bianco dal cigno nero, la richiesta è quella di integrazione, di non affogare se si decide di piangere ma di esser contenuti per poter dilagare, un salto dentro il proprio mondo interiore necessario per dare ragione e voce a se stessi e, inconsapevolmente, a nonni e bisnonni vissuti in un’epoca priva del diritto di parola.
Ed è qui che galleggia un pensiero, quello di voler ricostruire.
Perché questo viaggio non sia un monologo logorante e distruttivo per la persona e la famiglia, la psicoterapia individuale o familiare può essere uno strumento per accordare suoni nuovi con le proprie vibrazioni. Perché anche il più sferzante dei dissing può esser reso tollerabile dall’accompagnamento di un violino.

Psicologa, psicoterapeuta
Dott.ssa Glenda Santi