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La mediazione familiare è solo per i tosti!

La mediazione familiare è un percorso volontario, economico, della durata massima di dodici incontri, condotto da un terzo imparziale, il mediatore, che non gareggia per nessuno, ma aiuta la coppia a superare il conflitto in modo da riuscire a guardare, per quanto possibile, al futuro e al nuovo equilibrio personale.

La mediazione familiare però, è solo per genitori “tosti”: non si può pensare che affrontare una separazione o un divorzio sia semplice! Molti commettono l’errore di credere che dato che l’amore è finito, o almeno lo è per uno dei due, basti semplicemente dividersi i soldi, i figli e i beni: fine.

No, non è così.
È un percorso doloroso con difficoltà che all’inizio appaiono insormontabili, ma che poi trovano sempre una soluzione, è un percorso in cui bisogna anche ascoltare la sofferenza dell’altro o di entrambi, riconoscere la persona, che alcuni anni prima è stata scelta per creare la coppia e successivamente per diventare coppia genitoriale.
La mediazione familiare è un percorso solo per i più coraggiosi.

Solo i più coraggiosi riconosceranno le qualità che l’altro genitore stesso possiede e che nonostante l’amore finito, la tristezza, la rabbia, la paura e la stanchezza continuerà ad essere il punto di riferimento e di crescita per il proprio figlio.

È un cammino che divide nel vero senso del termine le persone, ma che come una calamita le tiene unite nell’amore per i figli e le riconoscerà per sempre coppia genitoriale.
I figli, negli incontri di mediazione sono i protagonisti “assenti”, infatti sono quelli che in gergo tecnico definiamo il terzo occhio nel senso che ogni accordo stipulato va pensato come se i figli fossero lì con loro e questo impone di chiederci: “cosa penserebbe tuo figlio se fosse qui in questo momento?”
La mediazione familiare mette in luce la responsabilità genitoriale come punto cardine di tutto il percorso, una responsabilità che vede i genitori decidere per sè stessi senza mai dimenticare il futuro e il benessere del proprio figlio.

In questo momento così delicato molti genitori devono affrontare anche la comunicazione con i figli e quindi sorgono domande quali: “cosa gli diciamo? cosa gli spieghiamo? dobbiamo dire tutta la verità o solo in parte?” Le domande possono essere molteplici, ma la risposta deve essere una sola, il messaggio che gli deve arrivare è uno: l’indissolubilità dell’amore per loro ,per i figli. Quell’amore, quel sentimento unico e raro che solo un genitore può avere e che niente può cambiare, quell’ amore resterà intatto per sempre.

Un aiuto in questo passaggio, il quale presuppone rispetto, accortezza e cura verso il figlio la cui vita sta cambiando – in modo particolare per i più piccoli – può essere dato degli albi illustrati come il testo “Mi chiamo Nina e vivo in due case” di Marion De Smet e Nynke Mare Talsma. Un testo semplice con immagini semplici che non nasconde la situazione di sofferenza, ma porta ad un lieto fine meraviglioso “ho festeggiato due volte il mio compleanno. Con due torte. Ma alla mia prima lezione di nuoto sono venuti sia la mamma che il papà”.

Si assiste naturalmente a dei veri e propri cambiamenti di vita, di routine, di abitudini, di modi di pensare e di fare, di equilibri che si trasformano e mutano in modo considerevole e, per certi versi, anche in modo brutale, ma che alla fine si riassestano, trovano un bilanciamento di benessere ottimale per tutti, un nuovo equilibrio che solo il tempo, il giusto tempo può davvero dare.